Sostegno psicologico per adulti, in presenza e online.

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Ansia e stress

Quando la mente resta in allarme e il corpo non riesce a “staccare”, lavoriamo su ciò che alimenta l’attivazione nel quotidiano e costruiamo passi concreti per recuperare calma, sonno e lucidità.

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Relazioni e confini

Quando ti ritrovi sempre negli stessi copioni (coppia, famiglia, lavoro), mettiamo a fuoco gli schemi che si ripetono e troviamo modi più efficaci per comunicare, proteggerti e scegliere come stare nel rapporto.
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Abitudini e dipendenze

Quando un comportamento diventa un modo rigido per gestire emozioni e tensioni, lavoriamo sulla funzione che ha oggi, sulle ricadute e su alternative pratiche per riprendere controllo e continuità.
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Ansia e stress (approfondimento)

Quando l’allarme diventa continuo, il problema non è solo “cosa pensi”, ma come corpo e mente restano agganciati alla minaccia.
Partiamo da come si presenta l’ansia: momenti tipici, segnali fisici, pensieri ricorrenti, evitamenti e strategie di controllo che sembrano aiutare ma alla lunga mantengono il ciclo.
Mettiamo a fuoco cosa la accende nel quotidiano (ritmi, lavoro, relazioni, sonno) e cosa la spegne, anche solo per poco.
Costruiamo passi pratici: gestione dei picchi, esposizioni graduali dove serve, lavoro sul sonno e sulla ruminazione.
Quando è utile, integriamo pratiche brevi di mindfulness e grounding (respiro, corpo, ancoraggi sensoriali) per ridurre l’attivazione e recuperare lucidità.
Il criterio è semplice: meno battaglia interna, più capacità di reggere e scegliere.
Misuriamo i cambiamenti con segnali concreti (sonno, tensione, evitamenti, reattività).

Relazioni e confini (approfondimento)

Nelle relazioni spesso il problema non è “chi ha ragione”, ma il copione che si ripete.
Guardiamo come si struttura l’interazione: cosa fai tu, cosa fa l’altro, e come le risposte reciproche alimentano distanza, conflitto o dipendenza.
Lavoriamo su comunicazione efficace: richieste chiare, gestione dei no, confini pratici, riduzione dei messaggi ambigui o “a prova di rifiuto”.
Quando c’è tensione, affrontiamo i temi difficili senza aumentare lo scontro: tempi, modi, e parole che abbassano l’escalation.
Spesso emerge un tema di fondo (paura di perdere l’altro, senso di colpa, bisogno di controllo, gelosia): lo trattiamo senza moralismi, ma con strumenti utili.
Tra un incontro e l’altro si fanno piccoli esperimenti guidati, per vedere cosa cambia davvero nel rapporto.
Obiettivo: più scelta, meno automatismi.

Abitudini e dipendenze (approfondimento)

Quando una sostanza o un comportamento diventa “l’unico modo” per reggere emozioni e tensioni, non basta la forza di volontà: serve capire la funzione che sta svolgendo.
Ricostruiamo il ciclo: trigger → impulso → azione → sollievo → conseguenze (colpa, isolamento, ricaduta).
Individuiamo i momenti a rischio e i punti in cui il ciclo si può interrompere, anche con cambiamenti piccoli ma mirati.
Lavoriamo su gestione degli impulsi, prevenzione delle ricadute e alternative realistiche (non ideali).
Affrontiamo anche ciò che spesso resta sotto: vergogna, rabbia, vuoto, bisogno di anestesia o di scarico.
Quando serve, ragioniamo su rete e supporti: contesti, persone, abitudini, e collaborazione con medico/psichiatra/servizi se già presenti.
Il focus è pragmatico: ridurre danni, aumentare continuità, rimettere in mano la guida.

Approccio e strumenti

Mindfulness. Pratiche brevi per ridurre attivazione e pensieri ripetitivi, e gestire gli impulsi.

La mindfulness non è “svuotare la mente” né fare meditazione per forza. Per me è un modo pratico di allenare l’attenzione e riportarla dove serve, soprattutto quando ansia, ruminazione o stress ti portano via. In seduta può diventare uno strumento semplice: riconoscere i segnali del corpo, accorgersi di come un pensiero si aggancia e prende spazio, imparare a fare un passo indietro senza combatterlo. A volte bastano esercizi brevi (respiro, grounding, ancoraggi sensoriali) per abbassare l’attivazione e recuperare lucidità. Non promette magie: aiuta a creare margine. E quel margine spesso è la differenza tra reagire in automatico e scegliere come muoversi, anche nei giorni in cui l’energia è poca.


Etologia relazionale (formazione in corso). Un’area di studio che integra il mio sguardo su relazione, comunicazione non verbale e attaccamento. Il lavoro resta psicologico sulla persona; non è addestramento.

Sto approfondendo l’etologia relazionale perché molte dinamiche umane si vedono meglio “di lato”: nella relazione, nei segnali non verbali, nella fiducia che si costruisce o si rompe. L’animale non è un mezzo terapeutico e non è addestramento: è una lente. La presenza di un animale può rendere più visibili i confini, la gestione della distanza, la coerenza tra ciò che diciamo e ciò che comunichiamo senza parole. Mi interessa soprattutto questo: cosa succede nel contatto, come si regola l’emozione, come si stabilisce un patto implicito. È una formazione in corso che integra il mio sguardo clinico su relazioni e attaccamento. Quando serve, ha senso lavorare in rete con educatori e veterinari, mantenendo chiari i ruoli: io lavoro sulla persona e sul sistema relazionale.